Gennaro Sambiase Sanseverino Duca di San Donato

 (Sala Consilina, 1821 - Napoli 21 Agosto 1901).

Figura di spicco nella storia del Risorgimento italiano e della città di Napoli. Per le sue idee liberali aderì alle lotte per l'indipendenza sin dal 1848 e partecipò, infatti, ai moti per ottenere la Costituzione nel Regno delle Due Sicilie. In seguito a tali sommovimenti il Re Ferdinando II di Borbone attuò una forte repressione, per cui il Duca di San Donato fu costretto all'esilio che iniziò il 30 settembre 1849. Durante i primi anni dell'esilio fu a Genova, poi a Parigi, Londra, Torino. A Parigi collaborò al giornale "Le Presse" ed a Torino scrisse sull'Unione" del Bianchi Giovinì e fu corrispondente dei giornali francesi; fondò "Il Courrier d'Italie", e "Le due Sicilie ed il governo d'Europa", tradotto in Francese. Nel 1859 fu sul fronte delle guerre con Garibaldi, che nel 1860 lo nominò tra i comandanti della Guardia Nazionale, contro l'esercito Borbonico.

Dopo l'Unità d'Italia tornò a Napoli, nominato Sovraintendente ai Teatri di Napoli, nel 1860, fu vittima di un grave attentato camorristico. Appena guarito poté presentare la sua candidatura alle elezioni politiche, vincendole e, da questo momento, iniziò a far parte della Camera dei Deputati, in qualità di rappresentante del VII collegio di Napoli, che era quello di San Carlo dell'Arena; sedeva tra i rappresentanti del Mezzogiorno al Parlamento italiano. Di quel Collegio di Napoli rimase Deputato dal 1861 al 1901.

Durante i quarant'anni della sua carriera Parlamentare, il Duca di San Donato, ricoprì anche altre cariche: per molti anni fu consigliere comunale e, poi, Sindaco della città di Napoli; fu membro e vicepresidente del Consiglio Provinciale e presidente del Consiglio generale del Banco di Napoli nonché di Istituzioni Cittadine come la Congregazione di Carità. Gennaro Sambíase Sanseveríno Duca di San Donato, fu proprietario del Castello di Chianche, che restaurò, a sue spese, in dimora gentilizia, dove amava trascorrere lunghi periodi per ritemprarsi dalle fatiche napoletane. Inoltre abbellì Chianche con l'illuminazione pubblica, a carburo, assolutamente innovativo, e dall'effetto fortemente suggestivo per i tempi. A testimonianza del legame al luogo, fu il fautore di un primo acquedotto facendo canalizzare le acque, le cui sorgenti si trovano sulle colline chianchesi; si prodigò, inoltre, per istituire il presidio dei Carabinieri Reali e la stazione ferroviaria, Il Duca di San Donato è una delle più belle figura della nostra storia ed il nostro impegno è di tramandare la sua lealtà, la grandiosità ed i suoi meriti insigni.

                                                         Prof.ssa Maria Assunta Di Giovanni Serenelli